FERMO

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Ecco allora altri elementi aggiuntivi che dalla “classe” di appartenenza permettono di scendere all’individuo singolo e dare alla figura il nome.
Tuttavia, poiché la committenza può essere diversa (una comunità parrocchiale, una città, un ordine religioso, una confraternita….), nella specificazione, si chiede all’artista di offrire tra gli elementi e simboli di identificazione quelli che più si addicono agli aspetti devozionali dei committenti. Così, ad esempio, San Nicola da Tolentino, se rappresentato nell’ambito del suo ordine, quello agostiniano, è iconograficamente riconoscibile dall’abito e dal sole sul petto; se invece è commissionato da una comunità in funzione della devozione ai defunti, è rappresentato come intermediario tra le anime del Purgatorio e la Beata Vergine Maria, anche se pur sempre nelle caratteristiche di religioso agostiniano.
Ecco allora che lo studio iconografico deve essere dettagliato e attento a tutti i particolari.
Per una esemplificazione possiamo addurre alcuni esempi.
Gli apostoli, rappresentati generalmente in tuniche e mantello, si specificano con altri dettagli: S. Pietro con le chiavi, S. Paolo con libro e spada, S. Bartolomeo con coltello ecc..
I martiri o le martiri con i segni e strumenti del martirio: San Sebastiano con le frecce; Santa Lucia con la patera e gli occhi; Sant’Agata con i seni mozzati; S. Apollonia con le tenaglie e il dente; S. Caterina d’Alessandria con una porzione di ruota dentata.
Altri santi e sante possono identificarsi con aspetti o episodi della loro vita: S. Giuseppe da Copertino in volo di estasi; S. Vincenzo Ferreri con ali e/o con libro e fuoco; S. Girolamo in una grotta, penitente; S. Chiara con l’ostensorio in mano; S. Emidio con la testa su un vassoio sorretto da lui stesso.
La iconografia si apre così ad una vasta gamma di connotazioni che debbono essere studiate attentamente.

Visita Virtuale alla Galleria delle Pale e delle Statue