La
struttura museale
Voluto fortemente e seguito nella realizzazione delle
strutture dall’Arc.vo Emerito, Mons. Cleto Bellucci, il
museo diocesano è ubicato a fianco della Basilica Cattedrale
Metropolitana, quasi un suo ideale prolungamento, nei locali
dell’Oratorio e pertinenze della estinta Confraternita del
Suffragio.
Durante i lavori di adeguamento sono state recuperate anche
alcune stanze delle adiacenze, collegate al complesso e ampliata
così, per quanto possibile, l’area espositiva. Resta ancora
da allestire il lapidario nel cortile sottostante.
Il progetto è opera dell’arch. Fabio Torresi, il
quale, oltre al recupero e all’adattamento dell’immobile, ha
curato anche le aree espositive, i servizi, i contenitori, con
strutture apposite, coordinate stilisticamente e organizzando il
percorso espositivo, con il risultato di una realtà omogenea e
architettonicamente di grande interesse. |

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L’allestimento
espositivo e le opere
Il museo non è concepito, come spesso accade, come un
anodino o eterogeneo deposito di opere, diverse per valore
artistico, eterogenee per contenuti, spesso non integrate nei
messaggi, in cui il sacro e il profano si intrecciano e non
hanno in comune se non valori estetici.
I criteri, invece, seguiti nell’allestimento espositivo,
tentano di mediare due aspetti importanti: tipologia delle opere
e storia religiosa di una comunità, sparsa nella vasta
arcidiocesi, ma che ha come punto di riferimento la Cattedrale. |
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Le opere sono, infatti, una scelta di quelle
conservate nel tesoro della cattedrale stessa, con l’aggiunta di altre
provenienti dall’Episcopio, da chiese di Fermo e della Arcidiocesi.
Spaziano dal paleocristiano al ‘900, ripercorrendo le diverse fasi
costruttive della Chiesa, la presenza di insigni vescovi, i rapporti con
il papato (tre vescovi fermani sono saliti al soglio pontificio), la
liturgia, la devozione.
Poiché le suppellettili, gli arredi, i dipinti, i paramenti hanno
sempre un preciso riferimento al culto cristiano nei molti secoli di
storia e hanno impresse le norme
delle diverse riforme liturgiche, spesso risultano di difficile
interpretazione ed è arduo coglierne il valore, il significato,
l’uso.
Tutto ciò ha indotto a
pensare e organizzare una
esposizione per tipologie omogenee, seguendo poi, all’interno di
ognuna di esse, epoche e stili. Le sezioni
più ampie sono così costituite: l’argenteria (calici,
ostensori, pissidi …) che offre molti
lavori di celebri argentieri e orafi romani (Valadier, Spagna,
Bortolotti ecc.) e locali (Piani, Raffaelli); i paramenti, tra cui
spicca la notissima casula
di arte araba appartenuta a S. Tommaso Becket; la quadreria poi si
dispiega in due sale e raccoglie opere di celebri artisti (Crivelli,
Barocci, Maratta, Pomarancio, Giacquinto, Hayez …). |
Un gruppo a parte, nella prima grande sala,
raccoglie autentici capolavori che costituiscono la parte più
cospicua del tesoro della Cattedrale: vi si possono ammirare,
tra gli altri, un messale miniato da Ugolino da Milano, la
stauroteca di Pio III, il pastorale di tartaruga e madreperla di
Sisto V, il grande ciborio in bronzo dei fratelli
Lombardi-Solari.
Sul piano didattico, oltre necessarie didascalie apposte alle
singole opere, è parso opportuno intervenire, ai fini di una
comprensione più esaustiva, con pannelli che hanno lo scopo di
fornire le necessarie informazioni circa la natura e l’uso di
suppellettili e arredi.
Si spera così di raggiungere uno scopo che vada ben oltre
quello della pura e semplice fruizione estetica e storica del
patrimonio esposto. Un museo di arte sacra, infatti, ha il fine
primario di trasmettere la storia della fede di una comunità e
un complesso di valori perenni. |

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