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Con questa espressione si intende oggi,
nell’ambito dello studio dell’arte figurativa sacra, il complesso
degli elementi, motivi e criteri che distinguono e inquadrano
un’immagine sacra dal punto di vista biblico, teologico, agiografico e
devozionale.
Nelle raffigurazioni della B. Vergine, e soprattutto dei santi, gli
elementi iconografici, infatti, rispondono a forme che assumono
allusività e simbologie ricche, talora complesse, sempre costanti e
contemporaneamente individualizzate.
La ricchezza è dovuta a pluralità di motivi che vanno dalle vesti,
alla postura, agli oggetti e a quant’altro può contribuire alla
identificazione. Il riconoscimento di un santo, infatti, è condizione
essenziale per il fedele e, poiché non si può, nella maggior parte dei
casi, ricorrere ai tratti fisionomici, esso viene legato alla vita, alla
santità, al ruolo che nella devozione ha assunto. Vengono così
esaltate le virtù, i caratteri peculiari, gli aspetti devozionali.
L’altra caratteristica della costante è legata al fatto che nella
storia della chiesa, il santo ha assunto una specifica catalogazione cui
si rifanno i fedeli: il martirio, la verginità, la vita monastica,
l’aver esercitato il ministero episcopale o pontificale ecc.;su questa
base, assumono specifica rilevanza simboli precisi.
Ognuno di questi ambiti porta alla rappresentazione tramite elementi
costanti: l’abito, monastico o pontificale, la palma del martirio, il
giglio della verginità e così via.
Tuttavia, questi elementi, se pur ci offrono la possibilità di
“classificare” i singoli santi, essi sono solo sottoinsiemi e non ne
permettono ancora la individuazione. Non basta, infatti, capire
dall’abito che un santo è un francescano: occorre poi individuare di
chi si tratta. |